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Papigno – Mostra Fotografica di Olimpio Mazzorana

Papigno – Mostra Fotografica di Olimpio Mazzorana

Di In Eventi e iniziative Il 13 giugno 2016


Salone Bazzani – 14 Giugno/2 Luglio

Olimpio Mazzorana, si occupa di fotografia dal 1986 come conseguente evoluzione artistica della sua attività di scultore e pittore. L’approccio stilistico, infatti, con cui Mazzorana affronta questo suo nuovo approdo è essenzialmente pittorico anziché formalmente fotografico. La fotografia di Mazzorana è fortemente espressiva, creativa, poco interessata alla rappresentazione oggettiva quanto piuttosto alla resa di una realtà che riveli il suo stato “altro” e “diverso” dalla sua semplice apparenza. Con queste premesse sembra quasi impossibile che gran parte dell’attività fotografica di Mazzorana, dopo un primo periodo di intensa sperimentazione, si sia dedicata alla documentazione di eventi culturali e teatrali e alla scoperta di luoghi rari e abbandonati del nostro territorio. Guardando però le sue foto e seguendo il suo sguardo ci si rende facilmente conto di quanto poco di documentario e oggettivo c’è in lui. Il teatro contemporaneo così come i luoghi contaminati dall’abbandono permettono a Mazzorana di isolare e cogliere forme, colori e luci che evadono la totalità oggettiva per comunicarci invece un “senso” più profondo e universale. L’accentuazione cromatica, il tratto forte, incisivo, senza abbellimenti anzi a tratti deformato istantaneamente dal suo stesso occhio portano in primo piano una realtà drammatica e palpitante di verità e vissuto. L’artista, infatti, rifiuta categoricamente il ricorso all’uso di qualsiasi forma di elaborazione o post produzione. Unica mediazione alla realtà è il vissuto del suo sguardo. In queste fotografie della fabbrica abbandonata di Papigno, ad esempio, dettagli, composizioni di forme, colori e luci colti nei loro accostamenti più improbabili, nelle loro bellezza così casuale e inconsueta, ci parlano non della vita di “quegli operai di quella fabbrica del passato” ma ci parlano della VITA tout court. Della sue luci e delle sue ombre, della sua bellezza così casuale e inconsueta.

Grazia Morace