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La perduta fontana seicentesca di Terni

La perduta fontana seicentesca di Terni

Di In Cronostoria Il 28 agosto 2017


La storia di Piazza della Repubblica a Terni conserva ancora oggi un certo fascino, soprattutto se si pensa a quante vicende storiche hanno avuto questa piazza come protagonista indiscussa: alcune di queste non sono più visibili, ma ne rimane traccia nei libri di storia che, di generazione in generazione, ne tramandano la memoria.

Tra queste un posto particolare lo ricopre la perduta fontana seicentesca di Terni: una grande struttura monumentale, originariamente situata al posto dell’attuale via del Plebiscito, che fungeva quasi da quinta scenografica insieme all’ex Palazzo delle Regie Poste e Telegrafi (oggi PalaSì), contrapposto alla sede comunale ternana di Palazzo Faustini.

Questa fontana, oggi visibile solo nelle cartoline storiche o in un famoso quadro del pittore naïf ternano Orneore Metelli (intitolato “Il dentista ambulante”) fu costruita nel Seicento e venne riccamente decorata secondo il gusto dell’epoca: particolare, infatti, era la sua forma a nicchia, che sembrava quasi richiamare una cappella o l’abside di una chiesa.

Qui una decorazione a racemi saliva verso l’alto quasi fosse l’albero della vita che si erge sul mondo: in cima la mezza volta presentava una decorazione floreale incastonata entro figure geometriche ottagonali, perfette e simmetriche come l’intero complesso architettonico, che sembrava quasi essere un taglio sezionato di una struttura ben più complessa.

A completare la decorazione due sfingi, ancora oggi esistenti, poste ai lati del vascone centrale che spruzzavano acqua dalla bocca: fortunatamente quando la fontana venne abbattuta (secondo le fonti prima del 1921, ovvero prima della demolizione della limitrofa chiesa), le sfingi vennero salvate e trasportate nell’attuale parco pubblico de “La Passeggiata” dove ancora oggi possono essere ammirate in tutto il loro splendore.

La fontana oggi non è più fisicamente presente così come la chiesa di San Giovanni Decollato: ma rimane ancora un tassello importante per la storia della città rappresentato dal PalaSì che ‘silente’ ma ‘imponente’ continua ad osservare il trascorrere del tempo ricordando a tutti il suo stesso passato.

Una curiosità: come si può datare qualcosa di cui non si ha l’assoluta certezza? Nel caso specifico assai utile per la datazione di questa fontana è la sua stessa collocazione che la vedeva fare da pendant con la perduta chiesa di San Giovanni Decollato: essendo, questa, edificata solo a partire dalla seconda metà del Cinquecento ed essendoci voluti degli anni per portarla a termine, la fontana non può essere ascritta a un’epoca ad essa precedente; pertanto, essendo la fontana postuma rispetto alla chiesa stessa, l’arco temporale si restringe (e di molto) spingendosi fortemente verso la prima metà del Seicento.

 

Nella foto largo B. Manassei (oggi Piazza San Giovanni Decollato) con la nuova via (oggi via del Plebiscito) che la collega all’attuale Piazza della Repubblica.