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Cesare Bazzani, l’architetto ideatore del PalaSì

Cesare Bazzani, l’architetto ideatore del PalaSì

Di In Cronostoria Il 29 settembre 2017


Quando si parla dei palazzi storici del centro cittadino di Terni, subito la mente vola su quelli che sono i simboli stessi della città: Palazzo Spada (sede del Comune), Palazzo Montani Leoni (sede della Fondazione Carit), Palazzo Bazzani (sede della Provincia e della Prefettura) e l’ex Palazzo delle Poste (oggi PalaSì).

Non a caso, infatti, nel corso della storia della città di Terni, molti sono stati gli architetti che hanno contribuito a lasciare un segno tangibile della loro grandezza creativa: tra questi meritano certamente di essere citati Ridolfi, Piacentini e Cesare Bazzani, un architetto romano che ha dato molto alla città, lasciando segni tangibili della sua imponente personalità.

Nato nel lontano 1873, sin dalla più tenera età iniziò a frequentare la scuola di applicazione di Roma, laureandosi in ingegneria civile nel 1896 e vincendo il primo premio internazionale già nel 1899. La sua formazione non fu casuale ma assai legata a quelli che erano anche gli interessi di famiglia: non a caso il padre Luigi era un professore di disegno architettonico e scenografo e la madre Elena era sorella del famoso pittore Cesare Fracassini Serafini.

I primi progetti del Bazzani lo videro impegnato principalmente tra Roma e Firenze, sebbene iniziò a ricevere anche alcuni incarichi in città più piccole quali Macerata e la stessa Terni, dove realizzò il Palazzo del Governo, noto anche come Palazzo della Provincia (avvalendosi delle locali maestranze tra cui quelle del ternano Ferdinando Viali, proprietario di un fornito magazzino di materiali edili), restaurò la chiesa di Sant’Alò (1923), progettò la Centrale Idroelettrica di Galleto (inaugurata nel 1929), la chiesa di S. Antonio (1929-1935), il Palazzo della Previdenza Sociale (1934-1936) e il Palazzo delle Regie Poste e Telegrafi (oggi PalaSì).

La fortuna di Cesare Bazzani fu anche legata alla cultura ufficiale del tempo che egli seppe interpretare al meglio, rendendo austeri, imponenti e finanche “razionali” i suoi progetti e i suoi edifici: fu un architetto che seppe dar voce a quel concetto di ambientamento da lui interpretato come “romanizzazione” delle costruzioni, aderendo a un mondo classico imperiale, imbarocchito e idealizzato, completamente distaccato dalla realtà storica e dai problemi reali della quotidianità.

Di certo questo suo distacco idealista dalla realtà non gli bloccò la crescita professionale, anzi riuscì sempre più a raggiungere posizioni di alto rango: consigliere comunale, membro straordinario del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (1915-1923), Accademico d’Italia, professore, membro della Commissione per la realizzazione del monumento a Vittorio Emanuele II e a re Umberto (al Pantheon), vincitore di premi nazionali e internazionali legati al mondo della creazione artistica (solo per citarne alcuni).

Una figura poliedrica di grande successo che seppur romano seppe entrare nell’anima dei ternani divenendo loro “concittadino”: il 30 marzo del 1939 terminò la sua vita terrena costellata di grandi successi che ancora oggi aleggiano attorno alla sua aurea di architetto del primo Novecento.